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Scheda Riassuntiva
Anno Accademico 2018/2019
Scuola Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
Insegnamento 097361 - STORIA DELL'ARCHITETTURA 2
Docente Pisani Daniele
Cfu 8.00 Tipo insegnamento Monodisciplinare

Corso di Studi Codice Piano di Studio preventivamente approvato Da (compreso) A (escluso) Nome Sezione Insegnamento
Arc - Urb - Cost (1 liv.)(ord. 270) - MI (1094) PROGETTAZIONE DELL'ARCHITETTURAMIAMANNI ALESSANDROPONNO MARIA ELENA097361 - STORIA DELL'ARCHITETTURA 2

Obiettivi dell'insegnamento

Il corso di Storia dell’architettura 2 affronta, in termini introduttivi e con approfondimenti relativi a casi-studio significativi, alcuni dei principali capitoli della storia dell’architettura compresi tra la fine del XVIII secolo e la seconda metà del XX. Fornisce le conoscenze basilari relative agli eventi, alle opere, ai protagonisti, ai percorsi della cultura architettonica e dell’interpretazione storiografica del periodo contemporaneo. Le lezioni sottolineano l’articolazione e la trasformazione, nel periodo contemporaneo, delle relazioni tra progetto e vicende storiche, architettura e tecnologia, ambiente urbano e paesaggio. A partire dalle problematiche teoriche e dalle prospettive progettuali delineatesi nel confronto con i temi della Modernità, tra Ottocento e Novecento, il corso si sofferma in particolare su alcuni dei più significativi passaggi della cultura progettuale del Ventesimo secolo – italiana e internazionale – spingendo lo sguardo sino al periodo immediatamente successivo al secondo dopoguerra. Gli obiettivi formativi prevedono da una parte le conoscenze basilari dei principali movimenti, protagonisti e fasi della storia dell’architettura contemporanea in una chiave attenta alle problematiche del corso di studio.


Risultati di apprendimento attesi

Lo studente è portato a conoscere e comprende: i principali capitoli della storia dell’architettura tra la fine del XVIII e la seconda metà del XX secolo; gli eventi, le principali opere, i protagonisti e i percorsi della cultura architettonica e dell’interpretazione storiografica del periodo contemporaneo; le relazioni tra progetto e contesti storici, architettura e tecnologia, ambiente urbano e paesaggio. Inoltre è portato a collocare i principali edifici studiati nell’ambito storico di riferimento utilizzando un lessico appropriato nella descrizione dei fenomeni architettonici e artistici, stabilendo un’appropriata relazione tra contesto storico, sistema costruttivo, tipologia e linguaggio architettonico valutando e interpretando dati e informazioni acquisite nella formulazione di un giudizio autonomo sulle espressioni architettoniche della contemporaneità.


Argomenti trattati

Il corso si propone di analizzare, attraverso l’esame di una serie di momenti di particolare rilevanza, la storia dell’architettura occidentale tra gli anni a cavallo tra XVIII e XIX secolo fino alla metà del Novecento. Indicativamente, ecco qui di seguito esposti, in grande sintesi, gli argomenti trattati. Dopo una rapida disanima delle grandi trasformazioni storiche avvenute in Occidente nella seconda metà del XVIII secolo e delle loro prime ripercussioni nel campo dell’architettura e della città, il corso prende avvio esaminando alcune delle principali figure dell’architettura di inizio Ottocento, prestando particolare attenzione a Karl Friedrich Schinkel, Leo von Klenze e Jean-Nicolas-Louis Durand. Per porre bene in luce la novità dello scenario su cui occorre stagliare tali figure, nelle prime lezioni vengono anche analizzate alcune vicende epocali e rappresentative di inediti processi, come ad esempio la pianificazione di Manhattan sulla base di una griglia omogenea, elaborata e messa in atto in questi stessi anni.

Lo sforzo di rendere evidenti le rinnovate funzioni richieste all’architettura accomuna le lezioni successive, che hanno come tema da un lato la grande metropoli contemporanea (Parigi e Vienna in particolare) e le diverse modalità di trasformazione adottate in ciascuna di esse a metà Ottocento, dall’altro le tensioni interne alla disciplina e l’allargamento dei suoi confini, che ha come emblema il Crystal Palace di Londra. La prima grande esposizione universale del 1851, che proprio il Crystal Palace fu costruito per ospitare, funge inoltre da occasione per occuparsi del coevo dibattito intorno alla natura e agli obiettivi dell’architettura e per prendere in esame alcune figure il cui pensiero eserciterà una profonda influenza sull’architettura successiva. Owen Jones e, soprattutto, Gottfried Semper furono infatti attivi nel cantiere del Crystal Palace, che anzi ne stimolò profondamente le riflessioni.

Sulla scorta dell’analisi compiuta, si passa a questo punto ad esaminare l’architettura del tardo Ottocento, assumendo come caso esemplare quello, assai complesso, di Vienna: città radicalmente trasformata a partire da metà secolo, principale erede della riflessione semperiana, luogo di pacificazioni così come di tensioni e di rotture. L’opera, tra gli altri, di Otto Wagner, Joseph Maria Olbrich, Josef Hoffmann e Adolf Loos permette – oltre che di istituire proficui confronti con altre scene coeve, sia in Europa (Parigi, ancora una volta: si pensi ad esempio ai fratelli Perret) che negli Stati Uniti (Chicago soprattutto, con le figure di Louis Sullivan e Frank Lloyd Wright) – di compiere un primo passo nel XX secolo.

A questo punto l’asse del corso si sposta decisamente verso la Germania. L’opera di Peter Behrens per la AEG e la fondazione e i primi anni di attività del Deutscher Werkbund consentono di misurarsi con il tentativo più coerente compiuto sino a quel momento da parte della cultura architettonica di trarre le dovute conseguenze in termini disciplinari dall’ormai avvenuta meccanizzazione del sistema di produzione. Su questa base, verranno poi prese in esame anche alcune figure di particolare spicco della generazione successiva a quella di Behrens che, con il Werkbund e il suo programma, assumeranno un atteggiamento ambivalente o per le meno diverso a seconda del momento storico – Walter Gropius e Bruno Taut su tutti – e, più in generale, verrà analizzata la ricca scena architettonica tedesca degli anni venti, tutta tesa tra estetizzazione della macchina, partecipazione alle politiche pubbliche in campo residenziale e incombente rigurgito delle forze reazionarie, che avrebbe condotto, sull’onda della crisi economica successiva alla crisi del ’29, all’affermazione del partito nazionalsocialista.

Si è così arrivati alla generazione dei modernisti, che viene analizzata nelle sue diverse sfaccettature, approfittando di alcuni fondamentali momenti di incontro – dall’esposizione del Werkbund a Stoccarda del 1927 ai primi CIAM – per mettere in rilievo la presenza di istanze diverse e talvolta contrapposte dietro a una facciata troppo a lungo ritenuta e fatta passare come omogenea. Le traiettorie tanto di Le Corbusier quanto di Mies van der Rohe in particolare vengono pertanto mostrate nella loro sostanziale autonomia rispetto a parole d’ordine come “funzionalismo”. Senza perdere di vista il quadro d’insieme, lo studente in questa parte centrale del corso è chiamato a rendersi conto della forzatura che sta dietro a definizioni dell’architettura del periodo come “Movimento Moderno”, ossia come se si trattasse di un unico movimento dai tratti comuni. Non a caso, uno spazio specifico viene dedicato all’analisi del modo in cui e delle ragioni per cui certi concetti poi a lungo invalsi, come “Movimento Moderno”, appunto, e “International Style”, vennero messi a punto e incontrarono grande successo.

Altre sfaccettature dell’architettura degli anni tra le due guerre vengono poi poste in rilievo nel corso delle lezioni successive, che dedicano ampio spazio sia ai paesi totalitari – Italia, Germania e Unione Sovietica – che ad alcune realtà emergenti quali Finlandia e Brasile. L’analisi delle ragioni per cui, a cavallo della seconda guerra mondiale, l’architettura di questi due paesi riscosse un successo così significativo pone a sua volta le condizioni per chiudere il corso analizzando alcuni dei principali sviluppi dell’architettura occidentale a partire dal 1945. Da un lato, verrà esaminata la produzione dei cosiddetti “maestri” negli anni quaranta, cinquanta e sessanta; dall’altro, si cercherà di mettere in luce l’emergere di un dibattito, nei CIAM e poi oltre ai CIAM, che cercherà di fare radicalmente i conti con la loro difficile e sempre più controversa eredità. Due scene architettoniche in particolare verranno prese in considerazione per mostrare alcune delle nuove direttrici dell’architettura del secondo dopoguerra: la Gran Bretagna di Reyner Banham, Alison e Peter Smithson e James Stirling, con la sua intuizione delle potenzialità annidate nella cultura popolare di massa; e l’Italia dei BBPR, di Franco Albini e Carlo Scarpa, tra gli altri, con la sua riscoperta dei legami con la storia.

Il primo obiettivo del corso, pertanto, è di fornire allo studente le conoscenze imprescindibili intorno ai principali snodi dell’architettura nel periodo preso in esame; per far questo, le lezioni avranno tagli differenziati e si sforzeranno di sottoporre a indagine piani e “scale” diverse ma complementari, affiancando all’analisi di eventi o scene di particolare rilevanza e complessità quella – monografica – delle figure più significative, alla disanima dei grandi temi che animano il dibattito architettonico la verifica delle modalità della loro ricaduta in specifiche opere di architettura.

In questo modo di strutturare il corso è implicita l’idea che l’architettura debba essere affrontata da punti di vista e con strumenti diversificati, anche se coordinati. Prodotto intellettuale, esito necessariamente formale di un determinato discorso teorico, merce, strumento politico, vettore di trasformazione dell’ambiente urbano così come del territorio – l’architettura, infatti, è tutto questo e pure altro: un campo attraversato da disparate tensioni. Quello che rischia quindi di andare perduto, se non ci si dota di un kitopportunamente variegato di strumenti, è l’intrinseca complessità dell’architettura.

Per riuscire in questo intento – ed è questo il secondo obiettivo del corso – occorre però riuscire a fornire allo studente gli strumenti critici necessari a mettere a punto un proprio  punto di vista sui temi e gli oggetti presi in esame. Sotto questo profilo, accanto alle lezioni ex cathedra, svolgono una funzione di particolare rilevanza i seminari intorno ad alcuni dei temi e delle figure analizzate nel corso: coadiuvato dal docente e dai suoi collaboratori, e stimolato dagli apporti offerti dai suoi compagni, lo studente è messo nelle condizioni di formarsi un proprio – argomentato e consapevole – punto di vista.


Prerequisiti

La successione della frequenza degli insegnamenti nel percorso formativo e l’ordine di verbalizzazione dei relativi esami deve seguire le precedenze indicate nel regolamento del Corso di Studio.


Modalità di valutazione

La valutazione verrà compiuta alla fine del corso tramite una prova orale, che permetterà di valutare la preparazione, l’autonomia di giudizio e le abilità comunicative dello studente. La prova sarà composta da due parti, entrambe imprescindibili. In primo luogo, lo studente verrà interrogato con l’obiettivo di verificare tanto la preparazione intorno al contenuto del corso, e quindi le sue conoscenze e la sua abilità di comprensione, quanto le sue capacità critiche e la sua autonomia di giudizio intorno agli argomenti trattati. In secondo luogo, lo studente sarà chiamato a esporre individualmente i risultati del lavoro di gruppo compiuto lungo buona parte del corso all’interno di una serie di seminari. Il lavoro seminariale funziona in questo modo: ogni gruppo, composto da una decina di studenti, si concentra su di un argomento specifico; al suo interno ogni studente sviluppa individualmente, ma in dialogo con gli altri membri del gruppo, un aspetto dell’argomento comune affrontato dal gruppo. In questi incontri – che avvengono in una modalità intenzionalmente colloquiale, quanto più distante possibile da quella gerarchica e unidirezionale implicita nelle lezioni ex cathedra– lo studente ha così modo di mettere almeno in parte a punto, grazie al contatto diretto con il docente, gli strumenti utili ad affrontare un tema con metodo, avendo a propria disposizione qualcuno che lo sappia spronare a vedere con i propri occhi, ma su solide e rigorose basi. All’esame lo studente porta quindi i risultati ottenuti grazie allo studio guidato di un aspetto relativamente circoscritto di un argomento che è, tuttavia, più grande, e su cui hanno lavorato anche altre suoi colleghi; può così venire valutata la sua capacità di apprendere, sia grazie allo studio compiuto in proprio, sia grazie all’ascolto del lavoro dei colleghi e la collaborazione con loro.

Il corso non ha obbligo di frequenza. Oltre al programma del corso, al posto del lavoro di seminario gli studenti non frequentanti sono chiamati a portare alla prova finale un approfondimento su un tema a scelta ma concordato con il docente.

 


Bibliografia
Risorsa bibliografica obbligatoriaMarco Biraghi, Storia dell'architettura contemporanea, vol. I: 1750-1945, Editore: Einaudi, Anno edizione: 2008, ISBN: 8806193139
Risorsa bibliografica facoltativaBarry Bergdoll, European Architecture 1750-1890, Editore: Oxford University Press, Anno edizione: 2000, ISBN: 0192842226
Risorsa bibliografica obbligatoriaWilliam J.R. Curtis, L'architettura moderna dal 1900, Editore: Phaidon, Anno edizione: 2006, ISBN: 0714898627

Software utilizzato
Nessun software richiesto

Forme didattiche
Tipo Forma Didattica Ore di attività svolte in aula
(hh:mm)
Ore di studio autonome
(hh:mm)
Lezione
60:00
90:00
Esercitazione
20:00
30:00
Laboratorio Informatico
0:00
0:00
Laboratorio Sperimentale
0:00
0:00
Laboratorio Di Progetto
0:00
0:00
Totale 80:00 120:00

Informazioni in lingua inglese a supporto dell'internazionalizzazione
Insegnamento erogato in lingua Italiano
Disponibilità di libri di testo/bibliografia in lingua inglese
Possibilità di sostenere l'esame in lingua inglese

Note Docente
schedaincarico v. 1.6.9 / 1.6.9
Area Servizi ICT
05/12/2021