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Scheda Riassuntiva
Anno Accademico 2017/2018
Scuola Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
Insegnamento 051549 - LABORATORIO DI RESTAURO
Docente Grimoldi Alberto , Luce Fabio
Cfu 10.00 Tipo insegnamento Laboratorio

Corso di Studi Codice Piano di Studio preventivamente approvato Da (compreso) A (escluso) Nome Sezione Insegnamento
Arc - Urb - Cost (Mag.)(ord. 270) - MI (1136) ARCHITETTURAA12AZZZZA051549 - LABORATORIO DI RESTAURO
C15AZZZZA051549 - LABORATORIO DI RESTAURO
D12AZZZZA051549 - LABORATORIO DI RESTAURO
Arc - Urb - Cost (Mag.)(ord. 270) - MI (1195) ARCHITETTURA - AMBIENTE COSTRUITO - INTERNI - ARCHITECTURE - BUILT ENVIRONMENT - INTERIORSACIAZZZZA051549 - LABORATORIO DI RESTAURO

Programma dettagliato e risultati di apprendimento attesi

 

 

Il laboratorio introduce al progetto di restauro e alle sue specificità, secondo un itinerario qui riassunto per sommi capi.

Conoscere per conservare.

Un edificio del passato è un documento complesso, trasmette, nella sua materia, nei suoi elementi costruttivi, attraverso l'esperienza concreta di chi lo percorre, la vita e il modo di concepirla di quanti successivamente lo hanno realizzato, modificato, abitato. Non è un’icona della storia dell’architettura, contiene il lavoro e la vita quotidiana di numerose generazioni. E' poi, spesso, una risorsa, un insieme di manufatti e di materiali ormai rari, sovente durevoli, un investimento a lungo termine, di una raffinatezza esecutiva che il mondo contemporaneo spesso non potrebbe più permettersi. Poiché i modi di vita e il saper fare del passato sono spesso ignorati, queste qualità non vengono riconosciute, e questa eredità viene – talora inconsapevolmente – perduta.

L’intervento sull’esistente ne presuppone quindi la conoscenza approfondita, che diviene in generale tanto più dettagliata, specialistica quanto più gli edifici sono complessi, e i modi in cui sono stati costruiti ed usati sono remoti e sono stati dimenticati.

La ricerca storica – nel suo senso più complessivo, dalla storia della società e delle istituzioni alla storia della costruzione e delle attività produttive, fino a quella storia attraverso le fonti materiali che è l’archeologia – ne è il primo fondamento. Essa costituisce il quadro entro il quale formulare domande significative cui tentar di rispondere con le tecniche diagnostiche sempre più sofisticate sviluppate negli ultimi decenni, in generale applicando ai beni culturali procedimenti messi a punto in altri campi, che mirano caratterizzare e quantificare il degrado di strutture e materiali attraverso prove codificate. Si raccolgono dati spesso utili, se li si interpreta correlandoli all’insieme delle conoscenze storiche e archeologiche. Anche il degrado dipende dal contesto ed ha una sua durata, che può servire ad identificarne le cause e prevederne eventuali sviluppi. Si sono definite così competenze estese, specifiche, crescenti, si sono formate professionalità, “mestieri”, che hanno acquistato progressivamente una loro autonomia: non di rado, una laurea in architettura è la base cui si sono aggiunti altri saperi.

Le tendenze più avanzate nel progetto sull’esistente

Quasi prendendo atto di questo sviluppo, di questa disponibilità di conoscenze e di strumenti di conoscenza, i più impegnativi interventi sono oggi preceduti da una complessa istruttoria dalla quale nascono le decisioni chiave tecnico-strutturali sull’esistente. Vi operano équipes multidisciplinari, il cui coordinamento spetta a figure che possano interloquire con pertinenza nei vari settori, mentre al tradizionale architetto-progettista è delegata la regia dell’allestimento, il disegno di quanto si è preventivamente deciso possa essere nuovo.

Nonostante si continui a ricostruire più o meno infedelmente edifici scomparsi o ridotti a pochi ruderi, nonostante nel linguaggio corrente il restauro riporti gli edifici “all’antico splendore” questo modello più sofisticato dai grandi cantieri si trasferisce progressivamente, nonostante forti resistenze, all’intero patrimonio costruito, non tanto e non solo perché da più di un secolo la cultura ha capito e difeso il valore di testimonianza – e di sapere materializzato - di ogni prodotto dell’operare umano, ma perché i problemi ambientali e i costi conseguenti rendono razionale la minimizzazioni degli interventi. Ormai, in gran parte d’Europa, la demolizione ha lasciato il posto alla “decostruzione”, la rimozione, il successivo smaltimento e la sostituzione appaiono scarsamente sostenibili anche per l'alto fabbisogno di energia che comportano.

Modificare il meno possibile induce ad un’altra dimensione del progetto, che trova a scala territoriale il suo parallelo nell’individuare “strategie” e verificare “ scenari”. Bisogna pianificare, per esempio, diverse condizioni d’uso (e quindi suggerire diversi comportamenti) rispetto ai modelli correnti: il progetto sull’esistente coinvolge quindi un aspetto fra i più complessi e stimolanti del progetto di architettura, quello di definire nuovi modelli di lavorare o di abitare, ancor prima di disegnare una costruzione che ad essi corrisponda.

Un tema centrale è quello del controllo del clima, anche perché la cultura italiana è particolarmente arretrata in questo settore. Basta raffrontare la qualità dell’azione nel campo dell’energia degli edifici storici dell’Österreichische Bundesdenkmalamt e il ben inferiore livello delle linee guida in materia dell’italiano MIBACT. Si aggiunga la complessità e l’incertezza della normativa. Occorre riflettere sulle norme e sulla loro interpretazione nei singoli casi, passare dall’astratto dei valori di tabella al concreto dell’applicazione, puntare sempre, dove possibile e necessario, a indagini e verifiche, poiché di rado i modelli invalsi (dall’equilibrio statico a quello idrico e termico) e i relativi abusati e maldestramente applicati programmi di calcolo corrispondono alle condizioni effettive delle cose e dei luoghi…

Un’altra spia dell’arretratezza italiana nel campo è, nell’ambito particolarmente delicato della conservazione delle opere d’arte e del clima degli edifici che le contengono, la norma EN 15757 (Conservation of Cultural Property - Specifications for temperature and relative humidity to limit climate-induced mechanical damage in organic hygroscopic materials). Essa ha spostato l’attenzione dagli standards e dagli apparati verso il “clima storico” , le concrete – stabili nei lunghi intervalli – condizioni in cui si trovano gli oggetti, e sulle sue eventuali alterazioni, avvicinando alla complessità del reale il disposto normativo spesso grossolanamente semplificatorio. Molta meno energia, molto, molto più ridotti apparati meccanici e più sofisticati sistemi di monitoraggio e di controllo, che misurano e sfruttano tutte le risorse degli involucri edilizi storici.

Il restauro, come intervento puntuale, che rimedia al degrado e all’obsolescenza funzionale che si sono lasciati accumulare, - deve essere sostituito – si continua a ripetere - dalla manutenzione, dalla cura costante, dai piccoli rimedi. Dovrebbe ammettersi solo quando sia imposto dagli esiti di vicende drammatiche o da lenti o veloci mutamenti nell’equilibrio della società, in altre parole, dal poco controllabile corso della storia. Tra la “ manutenzione programmata” – per usare una ultradecennale espressione che dava una vernice di attualità a una cosa vecchia e lapalissiana – e il “restauro” la linea di confine si sposta però entro un ambito sempre più esteso.

Come crinale significativo – per esempio - si era individuato il mutamento d’uso, e la conseguente necessità di introdurre in modo consistente elementi nuovi. Ma questo succede anche mantenendo un uso ormai invalso: i modi in cui si esplica una stessa funzione variano profondamente nel tempo e di fatto si determina un aggiornamento continuo, talvolta sostanziale.

Il “progetto di conservazione”.

L’unicità degli edifici del passato – la loro natura di documento suscettibile di sempre nuove interpretazioni, anche in futuro – esclude in via di principio la rimozione e la riproduzione delle parti degradate e punta ad una loro manutenzione, protezione, riparazione, consolidamento… Non interessa il dibattito plurisecolare, non di rado ozioso, sui significati da assegnare a queste parole, né il fatto che in tempi e in luoghi diversi siano state o vengano tuttora riferite a realtà che poco hanno in comune.

Come alternativa alla sostituzione già l’Ottocento positivista aveva puntato ai “nuovi” materiali, risultato della ricerca scientifica. In quasi duecento anni, i risultati sono stati non sempre, ma non di rado infelici, spesso, nell’ultimo secolo, condizionati da logiche squisitamente economiche. Occorreva ora consentire di far ricorso ad operatori di scarsa competenza al di là delle qualifiche certificate, ora cercare nicchie di mercato protetto per prodotti su cui molto si era investito, applicati con risultati insoddisfacenti nei settori per i quali li si era in origine pensati…Ad occultare i fini reali si è fatto talvolta maldestramente ricorso ad argomentazioni e prove “scientifiche”, ma applicati in cantiere, i nuovi ritrovati non soddisfacevano i principi stessi su cui si fondavano, od ovviavano ad alcuni tipi di degrado innescandone altri, perché non controllavano le conseguenze dei trattamenti proposti su un certo materiale o su un elemento costruttivo. Molto spesso pratiche di manutenzione e materiali impiegati da secoli assicuravano migliori risultati, spiegabili ora facilmente, ora in modo più complesso, per via analitica, con le categorie della scienza contemporanea. Il conflitto fra progresso e tradizione, spesso evocato in questi casi, non ha fondamento: deve essere avanzato l’insieme di nozioni in base alla quali si compiono le scelte, un prodotto di sintesi, sovente di ancor recente e non indiscussa sperimentazione a rigore offre minori garanzie.

   Il settore offre ancor oggi pochissime certezze, e molta ricerca si richiede per conoscere ad un livello adeguato al sapere scientifico contemporaneo quegli stessi manufatti su cui si propone di applicare incolori e reversibili elisir di lunga vita. Proprio i contributi più qualificati e interessanti – che non scarseggiano e puntano a individuare i problemi, non a produrre ricette - mostrano come sia necessario elevare progressivamente il numero delle variabili che si considerano nel descrivere un fenomeno, accettare un grado crescente di complessità, in una parola, quanto stimolanti, anche sul piano del metodo, siano le domande che attendono in questo campo i futuri ricercatori.

Un laureato in architettura deve conoscere almeno il dibattito, e, se vuole operare nel campo del restauro, dovrà essere in grado di seguirne lo sviluppo talora ambiguo, e conoscere almeno per sommi capi le pratiche correnti meno nocive e le circostanze in cui applicarle.

Il “progetto di conservazione” presenta sempre i caratteri propri del progetto architettonico, determina comunque un’immagine, anche se riduce al minimo le sostituzioni, si misura con il rapporto fra immagine stessa e i mezzi impiegati per ottenerla. Spesso, nel ricorso a prodotti “invisibili” rischia di fissarla e forzarla, e al tempo stesso di sacrificare la sua dimensione di documento alterando anche pesantemente la materia che lo supporta.  

Conservazione e progetto.

Un edificio storico è, in tutte le sue qualità, una sorta di invariante nel progetto. Mantenendo un uso invalso, o meglio aggiornandolo anche sostanzialmente, poiché nel tempo variano profondamente i modi in cui si svolge una stessa funzione, o introducendo un nuovo uso, si richiedono sempre aggiunte, elementi nuovi. La logica e la coerenza di questo nuovo non devono comportare il sacrificio di elementi esistenti ancora passibili di uso. Il progetto non vale per le qualità del nuovo, ma ancor di più si qualifica nell’evitare sostituzioni, sottrazione di materiali. Non è quindi il disegno a grande scala, che esiste normalmente già, risale alla prima costruzione o si è definito nel corso del tempo, ma è la definizione accurata di singoli elementi, anche di dettaglio, che dovrebbero rispondere ai singoli contesti, e al tempo stesso ricondursi a criteri comuni e riconoscibili.

Molto spesso la critica – in particolare quella italiana – ha concepito il restauro come architettura contemporanea che inglobi spoglie e rovine, ora – i paladini del Movimento Moderno e soprattutto i suoi epigoni - esaltando il contrasto, il linguaggio anche clamorosamente contemporaneo che si contrappone alle preesistenze, altre volte sostenendo in una prospettiva "pstmoderna" l’analogia, la ricostruzione identica quando serve a ricomporre in unità – in una certa e voluta unità - l’edificio.

   E’ fiorita tutta una serie di luoghi comuni. Gli esempi sono in generale quelli del dopoguerra italiano, e si ignorano altre esperienze più complesse e difficili, come quelle del dopoguerra tedesco. Si dimentica che allora si interveniva su edifici devastati dalla guerra, mentre ora tanto esteso apporto di nuovo richiederebbe (o ha richiesto) una sorta di bombardamento artificiale, talora più mirato, ma egualmente devastante. I celebri musei della ricostruzione sono tanto più felici quanto più si mantengono vicini all’allestimento – quello, purtroppo in gran parte distrutto, di Albini a Palazzo Bianco - o agiscono su edifici di fatto recenti, come il Museo di Castelvecchio di Scarpa realizzato nella caserma napoleonica sventrata negli Anni Venti. Altre volte invece risentono della precaria base di conoscenze storiche e costruttive su cui si fondano: i risultati - che debbono essere conservati come documento, per i manufatti all’epoca nuovi e comunque interessanti che contengono - sarebbero oggi inaccettabili, irrimediabilmente arretrati sul piano tecnico e culturale.

Né il progetto di conservazione – inteso come il minimo cambiamento che si induce sull’aspetto esteriore degli edifici, spesso di mero degrado, può giustificare il disinteresse per le aggiunte contemporanee, sempre numerose quando si tratta di mantenere un uso, il ricorso ai cataloghi più correnti, alle soluzioni più scontate…Il progetto va quindi definito fino al dettaglio, comporta una solida conoscenza degli elementi costruttivi e dei particolari di arredo attuali, si misura con la scala dell’esecutivo.

 Struttura didattica

Il laboratorio di progettazione del restauro comporta una vasta base di cognizioni anche pratico-applicative, fa appello a gran parte delle nozioni acquisite nel corso degli studi di architettura, alle diverse discipline (e di conseguenza, risente di loro eventuali carenze), e allo stesso tempo si rivolge ad altri campi del sapere, dalle scienze storiche alle scienze della natura. La didattica si articolerà in lezioni, in visite che favoriscano il confronto con casi simili a quello oggetto di studio, e in sopralluoghi, ognuno finalizzato alla raccolta di specifiche informazioni utili al progetto preventivamente chiarite nelle lezioni.

L’elaborazione del progetto di restauro si svolgerà secondo le tappe seguenti:

A partire dai dati emersi dalla prima ricerca documentaria, si cercherà di verificare e precisare la sequenza di trasformazioni subite dall’edificio e di ricollegare ad essi gli elementi costruttivi esistenti, facendo ricorso alle tecniche di datazione dell’archeologia postclassica,in particolare alla stratigrafia in elevazione. I dati sulla stratificazione e sulle condizioni materiali sono raccolti e correlati nel “libro delle stanze” grazie al quale si identificano i singoli elementi e i modi e le condizioni in cui sono stati prodotti e il loro stato di conservazione.

Le tecniche avanzate di rilevamento – dagli strumenti della topografia alla termografia, con le loro diverse finalità e gradi di precisione - permettono, attraverso un’analisi orientata, di ricostruire le effettive tecniche di esecuzione e di quantificare le deformazioni. I più avanzati sistemi di disegno tridimensionale (BIM…) trovano nel concetto di “Raumbuch” un supporto concettuale e logico essenziale per poter essere applicate all’esistente. Non a caso, nello spazio linguistico germanico non si parla di “BIM”, ma di Raumbuch per indicare non solo il vecchio concetto ma i recenti strumenti digitali che ne hanno migliorato la gestione.

Il “libro delle stanze” comprenderà anche il rilievo del degrado, incluso il degrado statico, sulla base di lessici normati, e le sue manifestazioni saranno correlate a quanto potrà aiutare ad individuarne durata e cause: il degrado non si riconosce soltanto dall’aspetto attuale della materia dell’edificio, ma è correlato alle caratteristiche di materiali e lavorazioni, alle vicende dell’uso, all’aggressività dell’ambiente, alla diversa durata dei singoli manufatti. Occorre distinguere fenomeni da tempo esauriti da altri che potrebbero aggravarsi.

Sulla base dell’ anamnesi eseguita anche tramite la compilazione del Raumbuch, il “libro delle stanze”, gli studenti passeranno ad una prima fase di progetto, le indicazioni per la conservazione dei materiali e delle strutture. Il progetto di consolidamento, tuttavia, sarà approfondito in una successiva esperienza di laboratorio.

Le soluzioni proposte saranno riferite alle specifiche condizioni rilevate, attingendo al repertorio delle tecniche di intervento descritte nelle lezioni e nella bibliografia: si farà ricorso alle più congruenti, meno invasive e in grado quindi di rendere minimo il sacrificio di materiali, di conoscenze e di memorie contenuti nell’edificio. Le riflessioni si organizzeranno in una descrizione delle opere, propria del progetto esecutivo, corredata ove occorra dagli opportuni riferimento grafici ( a completamento ed in coerenza con il rilievo del degrado) utili in cantiere alla realizzazione delle opere proposte.

Il progetto prenderà in considerazione il comportamento idrico e termico degli edifici storici e si svilupperà svolgendo il concetto di "clima storico" ( EN 15757) e individuerà le potenzialità specifiche dell’edificio – sempre rilevantissime negli edifici in muratura - che l’eventuale dotazione impiantistica deve semplicemente rendere più efficace. 

Si affronteranno quindi la gran parte delle fasi di un progetto e di un cantiere di restauro. Dato il tempo limitato, tuttavia, lo studente potrà approfondire nel dettaglio e illustrare un numero limitato di fasi progettuali, riferite agli ambienti e ai manufatti studiati nella fase di analisi, tenendo conto anche dei diversi interessi dei singoli.

Uno sguardo alla letteratura tecnica

Un esame universitario presuppone la capacità di compiere una ricerca bibliografica. La bibliografia "obbligatoria" indica un ambito di nozioni di base, minimo, necessario ma non sufficiente, utile fra l'altro a costruire proprio i riferimenti bibliografici a supporto degli argomenti che ciascuno studente intenda sviluppare. Gli indici digitali delle biblioteche italiane sono nel complesso discpntinui e insosddisfacenti, ma possono supplire quelli delle grandi biblioteche europee, e, per l'architettura è utile l'indice della Biblioteca Hertziana, che comprende anche gli articoli dei periodici.

I testi elencati non si propongono la meta impossibile di offrire un quadro esaustivo, e nemmeno equilibrato, ma si limitano a indicare alcuni testi significativi la cui consultazione è in grado di fornire nozioni utili alla conoscenza degli edifici e al progetto di restauro, offrendo più alternative, in funzione delle lacune e degli interessi dei singoli e dei loro obiettivi di approfondimento.

In misura diversa a seconda dell’argomento, a richiesta dello studente, potranno essere indicati testi in inglese, francese, tedesco. La bibliografia che segue è interamente in italiano perché la maggioranza degli iscritti, negli anni precedenti, ha mostrato di ritenerla più facilmente accessibile.

1. Un quadro d’insieme

Michael Petzet, Gerd Mader, Praktische Denkmalpflege Kohlhammer, München 1993 pp.145\339 riservando una lettura attenta e critica a talune posizioni teoriche non sempre condivisibili della prima parte ( pp.1\145). Dei capitoli più operativi è stata curata una traduzione.

Stefano F. Musso, Recupero e restauro degli edifici storici. Guida pratica al rilievo e alla diagnostica,Roma, EPC Libri, 2004.

2. Conoscere i Materiali e gli elementi costruttivi

2.1. Un riferimento complessivo

T.Mannoni Venticinque anni di archeologia globale :

1. Archeologia dell’urbanistica

2.Insediamenti abbandonati

3.Caratteri costruttivi dell’edilizia storica

4. Archeologia delle tecniche produttive

5.Archeometria

Genova, ESCUM 1994

Gli articoli su “Archeologia medioevale” e sul suo supplemento “Archeologia dell’architettura” verranno indicati durante il corso. Un altro repertorio sistematico è offerto dagli atti dei convegni “Scienza e Beni Culturali” che, dedicati ogni anno ad un diverso argomento si svolgono annualmente a Brixen dal 1985.

2. 2. Metodo Stratigrafico e Archeologia dell’Architettura

E.C.Harris Principi di stratigrafia archeologica Roma, NIS 1983

R. Francovich, R. Parenti, Archeologia e restauro dei monumenti, II Ciclo di Lezioni sulla Ricerca applicata in Archeologia (Certosa di Pontignano, Siena), Firenze, Edizioni all’Insegna del Giglio, 1988

A.Carandini Storie della terra. Manuale di scavo archeologico Torino, Einaudi 1991.

F. Doglioni, Stratigrafia e restauro. Tra conoscenza e conservazione dell’architettura, Trieste, Lint, 1997

R.Francovich, D.Manacorda Dizionario di archeologia. Temi, concetti, metodi Roma Bari, Laterza 2000.

G.P.Treccani, Archeologie restauro conservazione, Unicopli, Milano 2000

A.Boato, L’archeologia in architettura. Misurazioni, stratigrafie, datazioni, restauro Venezia, Marsilio 2008

2.3.Materiali dell’edilizia storica

U.Menicali I materiali dell’edilizia storica. Tecnologia e impiego dei materiali tradizionali Roma NIS 1983

T. Mannoni E. Giannichedda Archeologia della produzione Torino, Einaudi, 1996

A.Cagnana Archeologia dei materiali da costruzione Mantova, Società Archeologica padana, 2000.

R. Vecchiattini La civiltà della calce. Storia, scienza, restauro Genova, De Ferrari 2010.

C.Arcolao., Le ricette del restauro. Malte, intonaci e stucchi nella letteratura architettonica dal XV al XIX secolo Marsilio, Venezia 1998 utile ad una prima idea del problema, divulgativo e non privo di inesattezze.

2.4. Materiali e caratteri costruttivi. Esempi di geografie regionali

G. Caniato, M. Dal Borgo; Le arti edili a Venezia; Roma; Edilstampa; 1990 

L. Marinelli, P. Scarpellini; L'arte muraria in Bologna nell'età pontificia; Bologna Nuova Alfa Editoriale; 1992.

L. Fieni Calci Lombarde. Produzione e mercati dal 1641 al 1805, Firenze, All’insegna del Giglio, 2000.

Pratiche costruttive storiche : manufatti in stucco e strutture lignee di copertura in edifici lombardi. a cura di V. Pracchi - Como : NodoLibri, 2008

Lo studio delle tecniche costruttive storiche : stato dell'arte e prospettive di ricerca a cura di V. Pracchi - Como : NodoLibri, 2008

G. Galliani; Tecnologia del costruire storico genovese; Genova; Sagep; 1990.

C.Montagni Costruire in Liguria. Materiali e tecniche degli antichi maestri muratori Genova, SAGEP, 1990

C.Montagni. Il legno e il ferro. Antiche tecniche costruttive liguri. Genova, SAGEP, 1993

P. Marchi ( a cura di); E. Cappellari (testi e ricerche di) Pietre di Liguria : materiali e tecniche dell'architettura storica Genova, SAGEP, 1993

A.Boato, Costruire alla moderna. Materiali e tecniche a Genova fra XV e XVI secolo,Firenze, all’insegna del Giglio 2005

A.Decri Un cantiere di parole. Glossario dell’architettura genovese fra Cinque e Seicento. Firenze, All’insegna del Giglio, 2009.

E’ consigliata la consultazione di alcuni tra i trattati e manuali di maggior notorietà pubblicati tra fine Settecento e inizio Novecento, che talvolta descrivono con precisione, e con termini ancor oggi facilmente comprensibili, pratiche e materiali allora in uso, spesso assai antiche, ma ancor oggi utilmente applicabili. Molti di questi testi sono oggi disponibili in formato digitale. Si ricordino in particolare la serie "Gallica" della Bibliotèque Nationale de France, e il fondo di testi cinque-settecenteschi ( molti italiani della BSB, la Bayerische Staatsbibliothek, entrambi accessibili rapidamente e gratuitamente.
i

Francesco Milizia Principi di’architettura civile (Finale, Jacopo de’ Rossi, 1785, o nelle due seguenti edizioni milanesi “illustrate” da G.A. Antolini, di cui la seconda, “per Serafino Majocchi” 1847, riveduta da L. Masieri è la più diffusa),

Jean-Baptiste Rondelet Traité théorique et pratique de l’art de bâtir (Paris, chez l’Auteur, 1802-17), trad. it. sulla VI ed. francese, a cura di B. Soresina, Trattato teorico e pratico dell'arte di edificare, Fratelli Negretti, Mantova 1832-1841

Giovanni Pegoretti “ Manuale pratico per l’estimazione dei lavori architettonici stradali e di fortificazione (Milano, Angelo Monti, 1843-44),

Carlo Formenti La pratica del fabbricare (Milano, Hoepli, 1893-95),

Daniele Donghi Manuale dell’architetto (Torino, Pomba, 1905 segg.), dai quali si apprenderà come effettivamente erano costruiti gli edifici da conservare.

3. Per il progetto di conservazione

3.1. Il consolidamento strutturale, indicazioni sommarie:

A. Giuffrè, Letture sulla meccanica delle murature storiche, Roma, Ed. Kappa, 1991.

A.W. Hendry, Statica delle strutture in muratura di mattoni, Bologna, Patron, 1986.

3.2.La diagnostica, i suoi strumenti e il suo lessico: indicazioni sommarie.

A.Bellini, a cura di, Tecniche della conservazione, Milano, F. Angeli, 1986.

A. Gallone Analisi fisiche e conservazione:edifici, dipinti murali, sculture, arredi. Milano, F. Angeli 1988

M.Matteini, A. Moles; La chimica del restauro; Firenze; Nardini; 1989.

M.Matteini, A. Moles. Scienza e restauro : metodi di indagine. Firenze : Nardini, 1990. traduzione tedesca, Naturwissenschaftliche Untersuchungsmethoden in der Restaurierung; Callwey; München; 1990.

Norma UNI 11182 2006 Beni culturali - Materiali lapidei naturali ed artificiali - Descrizione della forma di alterazione - Termini e definizioni

Francesco Augelli. La *diagnosi delle opere e delle strutture lignee: le ispezioni - Saonara : Il prato, 2006

3.3. Conservazione dei materiali

Da monografie, manuali, trattati e prontuari di recente pubblicazione, dedicati al progetto di conservazione alle tecniche di analisi e di intervento sugli edifici esistenti - numerosi e spesso di discontinua qualità, e, nel caso dei capitolati speciali, generici quando non inattendibili si indicheranno sezioni e voci specifiche da cui sia possibile trarre profitto, integrandole con articoli su riviste specializzate e contributi a convegni di cui – ove siano di difficile reperimento – si metteranno a disposizione opportune copie.

Per i trattamenti della pietra, ha un valore ormai storico

L.Lazzarini, M.Laurenzi Tabasso

Il restauro della pietra Padova, Cedam 1986, oggi ristampato, Torino, UTET, 2010. fondamentale per la comprensione del fenomeno delle croste nere sulla pietra calcarea, non sempre attuale in altre indicazioni.

Sulle tecniche del passato per la protezione della pietra, le “pellicole ad ossalato” un riferimento essenziale è ancora. Le pellicole ad ossalato: origine e significato nella conservazione delle opere d'arte, Atti del convegno, Centro C.N.R. "Gino Bozza", Milano 1989 a cura di Giovanna Alessandrini

4. Impianti

Non ci si lasci ingannare dal titolo: si tratta dell’unica sintesi disponibile in italiano sul tema del riscaldamento degli edifici storici.

Il riscaldamento nelle chiese e la conservazione dei beni culturali : guida all'analisi dei pro e dei contro dei vari sistemi di riscaldamento Milano, Electa, 2006.

Ora anche una selezione di casi studio in: Ambiente interno e conservazione: Il controllo del clima nei musei e negli edifici storici a cura di Davide Del Curto, Firenze, Nardini, 2010

Sull’illuminazione artificiale dal XVII al XX secolo, e sui suoi rapporti con le trasformazioni della società è ancora stimolante Wolfgang Schivelbusch “Lichtblicke. Zur Geschchte der künstlichen Helligkeit im 19.Jahrhundert ” Wien, München, Prestel 1983

trad. it. Luce: storia dell’illuminazione artificiale nel XIX secolo, Parma, Pratiche, 1994


Note Sulla Modalità di valutazione

 

L'esame consiste nella presentazione orale individuale delle attività svolte nel corso del laboratorio progettuale, indirizzato alla redazione del progetto di conservazione. I risultati sono misurati in prima battuta sulla base della conoscenza delle nozioni basilari sulle tecniche costruttive storiche e dei fenomeni di alterazione e di degrado, adeguate al livello di un corso di laurea magistrale, e degli strumenti necessari all'interpretazione del caso studio, il tema del laboratorio ( dalle tecniche avanzate di rilievo, alle indagini storico-documentarie, alla diagnostica, almeno nei loro rudimenti e nei loro principi) di cui è necessaria la comprensione: non basta, per esempio, riferirsi a un repertorio di oggetti e di modelli, ma occorre comprendere i processi costruttivi e i loro passi essenziali, e al tempo stesso comprendere quanto proprio la "costruzione" fondi il valore di testimonianza di un'opera del passato, remota o recente. L'insegnamento mira in questo modo a trasmettere un metodo di lavoro. 

Gli elaborati mostreranno l'attitudine dello studente di applicare al caso studio le conoscenze di base e gli strumenti di indagine già ricordati (capacità di applicare conoscenza e comprensione)e di elaborare proposte sia di interpretazione della situazione esistente, sia di modificazione, che mostrino una riflessione personale. La qualità degli elaborati e dell'esposizione del lavoro svolto si riconosce anche nell'impegno ad evitare semplificazioni ricadendo negli schemi proposti dalla letteratura tecnica o desunti dalla pratica corrente, e distinguendo quanto dei saperi acquisiti sia effettivamente in gioco nell'oggetto di studio e serva ad interpretarlo e a sviluppare proposte di intervento specifiche, non generiche (autonomia di giudizio) .

Sarà valutata poi la capacità di comunicare, sia sul piano sociale e culturale (attraverso scritti equilbrati nei loro obiettivi e caratterizzati da proprietà di esposizione, necessaria anche nella comunicazione orale, ed elaborati grafici di sintesi e di un coerente rapporto fra i due tipi di comunicazione), sia su quello più specificamente tecnico - esecutivo (le forme di ordinamento dei dati storico-archeologici, costruttivi e di degrado, le interconnessioni fra stratigrafia in elevazione, rilievo del degrado e Raumbuch, e fra Raumbuch e indicazioni progettuali, l'insieme di grafici e prescrizioni tecniche che li corredano propri del progetto esecutivo). Si tratta di una comunicazione che si struttura in codici e procedure sperimentate, che deve garantire una verificabilità dei propri assunti, sulla base di riconosciuti "criteri di verità".

Come misurare, infine, la capacità di apprendimento in termini non meramente quantitativi? Essa si riconosce, in questo specifico insegnamento, nella capacità di correlare i diversi strumenti di indagine già ricordati in interpretazioni più approfondite e più avanzate di realtà stratificate e complesse attraverso una multidisciplinarietà che si estende oltre i settori scientifico- disciplinari "integrati" nel laboratorio.  

 

 


Bibliografia
Risorsa bibliografica obbligatoriaM. Petzet, G. Mader, Praktische Denkmalpflege, Editore: Kohlhammer, Anno edizione: 1993
Risorsa bibliografica obbligatoriaF. Doglioni, Stratigrafia e restauro, Editore: Lint, Anno edizione: 1997
Risorsa bibliografica obbligatoriaS.F. Musso, Recupero e restauro degli edifici storici. Guida pratica al rilievo e alla diagnostica,, Editore: E.P.C. Libri, Anno edizione: 2004
Risorsa bibliografica obbligatoriaA. Boato, L'archeologia in architettura. Misurazioni, stratigrafie, datazioni, restauro , Editore: Marsilio, Anno edizione: 2008
Risorsa bibliografica obbligatoriaT. Mannoni, E. Giannichedda, Archeologia della produzione, Editore: Einaudi, Anno edizione: 1996
Risorsa bibliografica obbligatoriaA. Giuffré, Letture sulla meccanica delle murature storiche, Editore: Kappa
Risorsa bibliografica obbligatoriaA.W. Hendry, Statica delle strutture in muratura di mattoni, Editore: Patron, Anno edizione: 1986
Risorsa bibliografica obbligatoriaAmbiente interno e conservazione: Il controllo del clima nei musei e negli edifici storici , Editore: nardini, Anno edizione: 2010

Software utilizzato
Nessun software richiesto

Mix Forme Didattiche
Tipo Forma Didattica Ore didattiche
lezione
66.0
esercitazione
46.0
laboratorio informatico
0.0
laboratorio sperimentale
0.0
progetto
0.0
laboratorio di progetto
73.0

Informazioni in lingua inglese a supporto dell'internazionalizzazione
Insegnamento erogato in lingua Italiano
Disponibilità di materiale didattico/slides in lingua inglese
Disponibilità di libri di testo/bibliografia in lingua inglese
Possibilità di sostenere l'esame in lingua inglese

Note Docente
schedaincarico v. 1.6.9 / 1.6.9
Area Servizi ICT
22/01/2022