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Scheda Riassuntiva
Anno Accademico 2016/2017
Scuola Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
Insegnamento 093369 - LABORATORIO DI RESTAURO ARCHITETTONICO
Docente Colombo Cristina Federica , Grimoldi Alberto , Torri Marco
Cfu 14.00 Tipo insegnamento Laboratorio

Corso di Studi Codice Piano di Studio preventivamente approvato Da (compreso) A (escluso) Nome Sezione Insegnamento
Arc - Urb - Cost (Mag.)(ord. 270) - MI (1136) ARCHITETTURAD12AZZZZA093369 - LABORATORIO DI RESTAURO ARCHITETTONICO

Programma dettagliato e risultati di apprendimento attesi

 

 

Il laboratorio introduce al progetto di restauro e alle sue specificità, secondo un itinerario qui riassunto per sommi capi.


Conoscere per conservare.
Un edificio del passato è un documento complesso, trasmette, nella sua materia, nei suoi elementi costruttivi, attraverso l'esperienza concreta di chi lo percorre, la vita e il modo di concepirla di quanti successivamente lo hanno realizzato, modificato, abitato. Non è un’icona della storia dell’architettura, contiene il lavoro e la vita quotidiana di numerose generazioni. E' inoltre, e sovente, una risorsa, un insieme di manufatti e di materiali ormai rari, spesso durevoli, un investimento a lungo termine, di una raffinatezza esecutiva che non di rado il mondo contemporaneo non potrebbe più permettersi. Poiché i modi di vita e il saper fare del passato sono spesso ignorati, queste qualità non vengono riconosciute, e questa eredità viene – talora inconsapevolmente – perduta.
L’intervento sull’esistente ne presuppone quindi la conoscenza approfondita, che diviene in generale tanto più dettagliata, specialistica quanto più gli edifici sono complessi, e i modi in cui sono stati costruiti ed usati sono remoti e sono stati dimenticati.
La ricerca storica – nel suo senso più complessivo, dalla storia della società e delle istituzioni alla storia della costruzione e delle attività produttive, fino a quella storia attraverso le fonti materiali che è l’archeologia – ne è il primo fondamento. Essa costituisce il quadro entro il quale formulare domande significative cui tentar di rispondere con le tecniche diagnostiche sempre più sofisticate sviluppate negli ultimi decenni, in generale applicando ai beni culturali procedimenti messi a punto in altri campi, che mirano a caratterizzare e quantificare il degrado di strutture e materiali attraverso prove codificate. Si raccolgono dati spesso utili, se li si interpreta correlandoli all’insieme delle conoscenze storiche e archeologiche. Anche il degrado dipende dal contesto ed ha una sua durata, che può servire ad identificarne le cause e prevederne eventuali sviluppi. Si sono definite così competenze estese, specifiche, crescenti, si sono formate professionalità, “mestieri”, che hanno acquistato progressivamente una loro autonomia: non di rado, una laurea in architettura è la base cui si sono aggiunti altri saperi.
Le tendenze più avanzate nel progetto sull’esistente
Quasi prendendo atto di questo sviluppo, di questa disponibilità di conoscenze e di strumenti di conoscenza, i più impegnativi interventi sono oggi preceduti da una complessa istruttoria dalla quale nascono le decisioni chiave tecniche e strutturali sull’esistente. Vi operano équipes multidisciplinari, il cui coordinamento spetta a figure che possano interloquire con pertinenza nei vari settori, mentre al tradizionale architetto-progettista è delegato il disegno di quanto si è preventivamente deciso possa essere nuovo, la regia dell’allestimento. Ha fatto, in questo senso, epoca, il cantiere del Neues Museum a Berlino.
Nonostante si continui a ricostruire più o meno infedelmente edifici scomparsi o ridotti a pochi ruderi, nonostante nel linguaggio corrente il restauro riporti gli edifici “all’antico splendore” questo modello più sofisticato dai grandi cantieri si trasferisce progressivamente, nonostante forti resistenze, all’intero patrimonio costruito, non tanto e non solo perché da più di un secolo la cultura ha capito e difeso il valore di testimonianza – e di sapere materializzato - di ogni prodotto dell’operare umano, ma perché i problemi ambientali e i costi conseguenti rendono razionale la minimizzazioni degli interventi. Ormai, in gran parte d’Europa, la demolizione ha lasciato il posto alla “decostruzione”, la rimozione, il successivo smaltimento e la sostituzione appaiono scarsamente sostenibili anche per l'alto fabbisogno di energia che comportano.
Modificare il meno possibile induce ad un’altra dimensione del progetto. Bisogna pianificare, per esempio, diverse condizioni d’uso (e quindi suggerire diversi comportamenti) rispetto ai modelli correnti: il progetto sull’esistente coinvolge quindi un aspetto fra i più complessi e stimolanti del progetto di architettura, quello di definire nuovi modelli di lavorare o di abitare, ancor prima di disegnare una costruzione che ad essi corrisponda.
Dal punto di vista del controllo del clima, proprio nei grandi cantieri sull’esistente, a partire dal citato e ormai datato Neues Museum berlinese, le ricerche e il controllo diretto delle prestazioni richieste hanno sostituito l’applicazione delle norme – della verifica cioè del rispetto di determinate condizioni facilmente individuabili come garanzia preventiva del conseguimento di un certo risultato - e mostrando le carenze e l’obsolescenza di molti parametri ne hanno stimolato la revisione. Bisogna quindi riflettere sulle norme e sulla loro interpretazione nei singoli casi, passare dall’astratto dei valori di tabella al concreto dell’applicazione, puntare sempre, dove possibile e necessario, a indagini e verifiche, poiché non sempre i modelli invalsi (dall’equilibrio statico a quello idrico e termico) corrispondono alle condizioni effettive delle cose e dei luoghi…
La norma EN 15757 (Conservation of Cultural Property - Specifications for temperature and relative humidity to limit climate-induced mechanical damage in organic hygroscopic materials) significativa per la conservazione di molti oggetti e collezioni, e degli stessi elementi architettonici, ha spostato l’attenzione dagli standards e dagli apparati verso il “clima storico” , le concrete – stabili nei lunghi intervalli – condizioni in cui si trovano gli oggetti, e sulle sue eventuali alterazioni, avvicinando alla complessità del reale il disposto normativo spesso grossolanamente semplificatorio. Molta meno energia, molto, molto più ridotti apparati meccanici e più sofisticati sistemi di monitoraggio e di controllo, che misurano e sfruttano tutte le risorse degli involucri edilizi storici: così, nell’ultimo ventennio i musei d’avanguardia – dalla Cattedrale di Valère a Sion alla Sammlung alter Musikinstrumente del Kunsthistorisches Museum – si pongono come esempio, ancora scarsamente seguito, per l’edilizia storica nel suo complesso. Già la reintroduzione dei riscaldamenti radianti a parete – nuovi caloriferi Perkins – sul cui impiego trabordante o disattento molto si può obiettare – comunque utili in più situazioni nell’edilizia civile , si è verificata in Germania fin dagli Anni ottanta proprio nell’ambito dei “ musei non statali” bavaresi.
Il restauro, come intervento puntuale, che rimedia al degrado e all’obsolescenza funzionale che si sono lasciati accumulare, - deve essere sostituito – si continua a ripetere - dalla manutenzione, dalla cura costante, dai piccoli rimedi. Dovrebbe ammettersi solo quando sia imposto dagli esiti di vicende drammatiche o da lenti o veloci mutamenti nell’equilibrio della società, in altre parole, dal poco controllabile corso della storia. Tra la “ manutenzione programmata” – per usare una ultradecennale espressione che dava una vernice di attualità a una cosa vecchia e lapalissiana – e il “restauro” la linea di confine si sposta però entro un ambito sempre più esteso.
Come crinale significativo – per esempio - si era individuato il mutamento d’uso, e la conseguente necessità di introdurre in modo consistente elementi nuovi. Ma questo succede anche mantenendo un uso ormai invalso: i modi in cui si esplica una stessa funzione variano profondamente nel tempo e di fatto si determina un aggiornamento continuo, talvolta sostanziale.


Il “progetto di conservazione”.
L’unicità degli edifici del passato – la loro natura di documento suscettibile di sempre nuove interpretazioni, anche in futuro – esclude in via di principio la rimozione e la riproduzione delle parti degradate e punta ad una loro manutenzione, protezione, riparazione, consolidamento… Non interessa il dibattito plurisecolare, non di rado ozioso, sui significati da assegnare a queste parole, né il fatto che in tempi e in luoghi diversi siano state o vengano tuttora riferite a realtà che poco hanno in comune.
Come alternativa alla sostituzione già l’Ottocento positivista aveva puntato ai “nuovi” materiali, risultato della ricerca scientifica. In quasi duecento anni, i risultati sono stati non sempre, ma non di rado infelici, spesso, nell’ultimo secolo, condizionati da logiche squisitamente economiche. Occorreva ora consentire l’impiego di operatori di scarsa competenza al di là delle qualifiche certificate, ora cercare nicchie di mercato protetto per prodotti su cui molto si era investito, applicati con risultati insoddisfacenti per gli usi per i quali li si era in origine pensati…Ad occultare i fini reali si è fatto talvolta maldestramente ricorso ad argomentazioni e prove “scientifiche”, ma applicati in cantiere, i nuovi ritrovati si rivelavano inefficaci od ovviavano ad alcuni tipi di degrado innescandone altri, perché non controllavano le conseguenze dei trattamenti proposti su un certo materiale o su un elemento costruttivo. Molto spesso pratiche di manutenzione e materiali impiegati da secoli assicuravano migliori risultati, spiegabili per via analitica, con i metodi della scienza contemporanea. Il conflitto fra progresso e tradizione, evocato in questi casi, non ha fondamento: deve essere avanzato l’insieme di nozioni in base alle quali si compiono le scelte, un prodotto di sintesi, di ancor recente e non indiscussa sperimentazione a rigore offre minori garanzie.
Il settore offre ancor oggi pochissime certezze, e molta ricerca si richiede per conoscere ad un livello adeguato al sapere scientifico contemporaneo quegli stessi manufatti su cui si propone di applicare incolori e reversibili elisir di lunga vita. Proprio i contributi più qualificati e interessanti – che non scarseggiano e puntano a individuare i problemi, non a produrre ricette - mostrano come sia necessario elevare progressivamente il numero delle variabili che si considerano nel descrivere un fenomeno, accettare un grado crescente di complessità, in una parola, quanto stimolanti, anche sul piano del metodo, siano le domande che attendono in questo campo i futuri ricercatori.
E’ tuttavia necessario che un laureato in architettura sia a conoscenza del dibattito, e, se vuole operare nel campo del restauro, sia in grado di seguirne lo sviluppo talora ambiguo, e conosca almeno per sommi capi le pratiche correnti meno nocive e le circostanze in cui applicarle.
Il “progetto di conservazione” presenta sempre i caratteri propri del progetto architettonico, determina comunque un’immagine, anche se riduce al minimo le sostituzioni, si misura con il rapporto fra immagine stessa e i mezzi impiegati per ottenerla. Spesso, nel ricorso a prodotti “invisibili” rischia di fissarla e forzarla, e al tempo stesso di sacrificare la sua dimensione di documento alterando anche pesantemente la materia che lo supporta.
Conservazione e progetto.
Un edificio storico è, in tutte le sue qualità, una sorta di invariante nel progetto. Mantenendo un uso invalso, o meglio aggiornandolo anche sostanzialmente, poiché nel tempo variano profondamente i modi in cui si svolge una stessa funzione, o introducendo un nuovo uso, si richiedono sempre aggiunte, elementi nuovi. La logica e la coerenza di questo nuovo non devono comportare il sacrificio di elementi esistenti ancora passibili di uso. Il progetto non vale per le qualità del nuovo, ma ancor di più si qualifica nell’evitare sostituzioni, sottrazione di materiali. Non è quindi il disegno a grande scala, che esiste normalmente già, risale alla prima costruzione o si è definito nel corso del tempo, ma è la definizione accurata di singoli elementi, anche di dettaglio, che dovrebbero rispondere ai singoli contesti, e al tempo stesso ricondursi a criteri comuni e riconoscibili.
Molto spesso la critica – in particolare quella italiana – ha concepito il restauro come architettura contemporanea che inglobi spoglie e rovine, ora – i paladini del Movimento Moderno e soprattutto i suoi epigoni - esaltando il contrasto, il linguaggio anche clamorosamente contemporaneo che si contrappone alle preesistenze, altre volte - i sostenitori del postmoderno – sostenendo l’analogia, la ricostruzione identica quando serve a ricomporre in unità – in una certa e voluta unità - l’edificio.
E’ fiorita tutta una serie di luoghi comuni. Gli esempi sono in generale quelli del dopoguerra italiano, e si ignorano altre esperienze più complesse e difficili, come quelle del dopoguerra tedesco. Si dimentica che allora si interveniva su edifici devastati dalla guerra, mentre ora tanto esteso apporto di nuovo richiederebbe (o ha richiesto) una sorta di bombardamento artificiale, talora più mirato, ma egualmente devastante. I celebri musei della ricostruzione sono tanto più felici quanto più si mantengono vicini all’allestimento – quello, purtroppo in gran parte distrutto, di Albini a Palazzo Bianco - o agiscono su edifici di fatto recenti, come il Museo di Castelvecchio di Scarpa realizzato nella caserma napoleonica sventrata negli Anni Venti. Altre volte invece risentono della precaria base di conoscenze storiche e costruttive su cui si fondano: i risultati - che debbono essere conservati come documento, per i manufatti all’epoca nuovi e comunque interessanti che contengono - sarebbero oggi inaccettabili, irrimediabilmente arretrati sul piano tecnico e culturale.
Né il progetto di conservazione – inteso come il minimo cambiamento che si induce sull’aspetto esteriore degli edifici, spesso di mero degrado, può giustificare il disinteresse per le aggiunte contemporanee, sempre numerose quando si tratta di mantenere un uso, il ricorso ai cataloghi più correnti, alle soluzioni più scontate…Il progetto va quindi definito fino al dettaglio, comporta una solida conoscenza degli elementi costruttivi e dei particolari di arredo attuali, si misura con la scala dell’esecutivo.


Struttura didattica
Il laboratorio è una sintesi fra le più impegnative del corso di laurea, comporta una vasta base di cognizioni anche pratico-applicative, fa appello a gran parte delle nozioni acquisite nel corso degli studi di architettura, alle diverse discipline (e di conseguenza, risente di loro eventuali carenze), e allo stesso tempo si rivolge ad altri campi del sapere, dalle scienze storiche alle scienze della natura. La didattica si articolerà in lezioni, in visite che favoriscano il confronto con casi simili a quello oggetto di studio, e in sopralluoghi, ognuno finalizzato alla raccolta di specifiche informazioni utili al progetto preventivamente chiarite nelle lezioni.
Il tema di progetto è il seguente: una sede per il Museo della Costruzione. Sono ormai numerosi i casi che possono essere ricondotti entro questo più generale titolo, sia in Europa, sia negli Stati Uniti, e sono intimamente legati all’attività dell’architetto. Molto spesso si è ridata una funzione, con interventi estremamente limitati, a grandi fabbriche sovente inutilizzate, e offre una motivazione per la loro manutenzione, anch’essa con costi molto contenuti.
Il progetto introduce quindi ad un intervento “estensivo”, a basso impatto e a basso costo, ma non per questo meno forte e significativo nei contenuti, l’unico realmente adeguato ad un patrimonio edilizio largamente esuberante rispetto alla domanda, in una prospettiva realistica, adeguata alle condizioni economiche e al prevedibile futuro dell’Italia di oggi.

L'elaborazione del progetto

L’elaborazione del progetto di restauro si svolgerà secondo le tappe seguenti:
La fase di rilievo consisterà nel completamento del catalogo di elementi costruttivi rari o rilevanti a causa del loro stato di conservazione. Saranno quindi a disposizione
A partire dai dati emersi dalla prima ricerca documentaria, si cercherà di verificare e precisare la sequenza di trasformazioni subite dall’edificio e di ricollegare ad essi gli elementi costruttivi esistenti, facendo ricorso alle tecniche di datazione dell’archeologia postclassica,in particolare alla stratigrafia in elevazione. I dati sulla stratificazione e sulle condizioni materiali sono raccolti e correlati nel “libro delle stanze” grazie al quale si identificano i singoli elementi e i modi e le condizioni in cui sono stati prodotti e il loro stato di conservazione.
Il “libro delle stanze” comprenderà anche il rilievo del degrado, incluso il degrado statico, sulla base di lessici normati, e le sue manifestazioni saranno correlate a quanto potrà aiutare ad individuarne durata e cause: il degrado non si riconosce soltanto dall’aspetto attuale della materia dell’edificio, ma è correlato alle caratteristiche di materiali e lavorazioni, alle vicende dell’uso, all’aggressività dell’ambiente, alla diversa durata dei singoli manufatti. Occorre distinguere fenomeni da tempo esauriti da altri che potrebbero aggravarsi.
Sulla base dell’ anamnesi eseguita anche tramite la compilazione del Raumbuch, il “libro delle stanze”, gli studenti passeranno ad una prima fase di progetto, le indicazioni per la conservazione dei materiali e delle strutture. Il progetto di consolidamento, tuttavia, sarà approfondito in una successiva esperienza di laboratorio.
Le soluzioni proposte saranno riferite alle specifiche condizioni rilevate, attingendo al repertorio delle tecniche di intervento descritte nelle lezioni e nella bibliografia: si farà ricorso alle più congruenti, meno invasive e in grado quindi di rendere minimo il sacrificio di materiali, di conoscenze e di memorie contenuti nell’edificio. Le riflessioni si organizzeranno in una descrizione delle opere, propria del progetto esecutivo, corredata ove occorra dagli opportuni riferimento grafici ( a completamento ed in coerenza con il rilievo del degrado) utili in cantiere alla realizzazione delle opere proposte.
Il progetto prenderà in considerazione il comportamento idrico e termico degli edifici storici e si svilupperà svolgendo il concetto di "clima storico" ( EN 15757) e in questa chiavesi estenderà agli adeguamenti impiantistici, da sviluppare poi nel dettaglio su singoli ambienti dell’edificio. Questa fase sarà supportata dall’illustrazione di nuovi impianti sia di riscaldamento\raffrescamento, sia di illuminazione, e del recupero di impianti esistenti, fra gli esempi più innovativi a livello europeo, sia nel mondo anglosassone, sia nello spazio linguistico tedesco, da Vienna a Berlino a Liverpool.
Infine, sempre sullo stesso programma di massima saranno progettata le aggiunte – di particolari costruttivi e d’arredo (dai serramenti a taluni arredi fissi), di elementi costruttivi più o meno estesi (eventuali scale di sicurezza, corpi di passaggio, ecc.) necessarie alle esigenze d’uso.
Si affronteranno quindi la gran parte delle fasi di un progetto e di un cantiere di restauro, soprattutto la conservazione e la riparazione delle finiture, la riparazione di impianti esistenti e/o la realizzazione di nuovi impianti. Dato il tempo limitato, tuttavia, lo studente potrà approfondire nel dettaglio e illustrare un numero limitato di fasi progettuali, riferite agli ambienti e ai manufatti studiati nella fase di analisi, tenendo conto anche dei diversi interessi dei singoli.


Uno sguardo alla letteratura tecnica
Un esame universitario presuppone la capacità di compiere una ricerca bibliografica. La bibliografia "obbligatoria" indica un ambito di nozioni di base, minimo, necessario ma non sufficiente, utile fra l'altro a costruire proprio i riferimenti bibliografici a supporto degli argomenti che ciascuno studente intenda sviluppare. Gli indici digitali delle biblioteche italiane sono nel complesso discontinui e insoddisfacenti, ma possono supplire quelli delle grandi biblioteche europee, e - per l'architettura - è utile l'indice della Biblioteca Hertziana, Kubikat che comprende anche gli articoli dei periodici. In misura diversa a seconda dell’argomento, a richiesta dello studente, potranno essere indicati testi in inglese, francese, tedesco, che lo studente seguirà a seconda delle sue capacità linguistiche.
A seconda dei temi scelti, gli studenti saranno seguiti nella ricerca e nella scelta di una bibliografia adeguata.
Sul tema particolare degli impianti è comunque utile una breve sintesi:
Il riscaldamento nelle chiese e la conservazione dei beni culturali : guida all'analisi dei pro e dei contro dei vari sistemi di riscaldamento Milano, Electa, 2006Non ci si lasci ingannare dal titolo: si tratta dell’unica sintesi disponibile in italiano sul tema del riscaldamento degli edifici storici.
Ora anche una selezione di casi studio in: Ambiente interno e conservazione: Il controllo del clima nei musei e negli edifici storici a cura di Davide Del Curto, Firenze, Nardini, 2010
Sull’illuminazione artificiale dal XVII al XX secolo, e sui suoi rapporti con le trasformazioni della società è ancora stimolante Wolfgang Schivelbusch “Lichtblicke. Zur Geschchte der künstlichen Helligkeit im 19.Jahrhundert ” Wien, München, Prestel 1983. Trad. it. Luce: storia dell’illuminazione artificiale nel XIX secolo, Parma, Pratiche, 1994


Note Sulla Modalità di valutazione

 

E’ prevista la verifica preventiva degli elaborati, la prova orale - valutata singolarmente consisterà nell'esposizione degli elaborati sviluppati nel corso del laboratorio, e in tale illustrazione occorrerà dimostrare il possesso del vocabolario adeguato e delle nozioni necessarie di conoscenza dell’esistente, dal rilievo, anche con tecniche avanzate, alle indagini documentria, alla diagnostica, e delle tecniche di conservazione e di consolidamento,  e situare il progetto e i suoi criteri nel quadro di un più ampio dibattito sulla tutela.

 


Bibliografia
Risorsa bibliografica obbligatoriaM. Petzet, G. Mader, Praktische Denkmalpflege, Editore: Kohlhammer, Anno edizione: 1993
Risorsa bibliografica obbligatoriaF. Doglioni, Stratigrafia e restauro, Editore: Lint, Anno edizione: 1997
Risorsa bibliografica obbligatoriaS.F. Musso, Recupero e restauro degli edifici storici. Guida pratica al rilievo e alla diagnostica,, Editore: E.P.C. Libri, Anno edizione: 2004
Risorsa bibliografica obbligatoriaA. Boato, L'archeologia in architettura. Misurazioni, stratigrafie, datazioni, restauro , Editore: Marsilio, Anno edizione: 2008
Risorsa bibliografica obbligatoriaT. Mannoni, E. Giannichedda, Archeologia della produzione, Editore: Einaudi, Anno edizione: 1996
Risorsa bibliografica obbligatoriaAmbiente interno e conservazione: Il controllo del clima nei musei e negli edifici storici , Editore: nardini, Anno edizione: 2010

Mix Forme Didattiche
Tipo Forma Didattica Ore didattiche
lezione
66.0
esercitazione
46.0
laboratorio informatico
0.0
laboratorio sperimentale
0.0
progetto
0.0
laboratorio di progetto
73.0

Informazioni in lingua inglese a supporto dell'internazionalizzazione
Insegnamento erogato in lingua Italiano
Disponibilità di materiale didattico/slides in lingua inglese
Disponibilità di libri di testo/bibliografia in lingua inglese
Possibilità di sostenere l'esame in lingua inglese

Note Docente
schedaincarico v. 1.6.5 / 1.6.5
Area Servizi ICT
22/04/2021